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Cultura

Cristina Muti e la "Chiamata alle arti", la Woodstock ravennate

È dedicata alle energie creative di tutta Italia. Iscrizioni fino al 30 aprile per il progetto che si corona con quattro giornate a Classis dal 17 al 20 giugno

29 gennaio 2024 - Quattro giornate per vivere l’arte e condividerla: in occasione di Ravenna Festival 2024, Cristina Mazzavillani Muti invita giovani e giovanissimi al Museo Classis dal 17 al 20 giugno, per disegnare insieme uno spazio libero di confronto, crescita e scambio.

La Chiamata alle arti, dedicata ai creativi di oggi e del futuro (fino a 25 anni e senza età minima), è aperta a una varietà di linguaggi – dalla fotografia al video, dalla poesia al rap e alla trap, dalle arti visive tradizionali a quelle più innovative, dal mosaico fino alla composizione musicale...
Attraverso cinque sezioni, la Chiamata da una parte raccoglierà opere inedite, destinando le migliori a essere esposte o eseguite negli spazi di Classis, dall’altra offrirà l’occasione di nuovi momenti creativi nel Museo, dando così vita a un ricco programma di appuntamenti, inclusi concerti e performance.

Rimanendo aperto al pubblico, Classis si trasforma in una finestra aperta sull’immaginazione, le idee e i linguaggi della nuova generazione. Con la direzione artistica di Michele Marco Rossi e Anna Leonardi, il progetto di Cristina Muti si colloca nel solco dell’attenzione sempre dimostrata per i giovani e coltivata negli anni attraverso tante iniziative mirate.

È possibile iscriversi, secondo le modalità indicate per ogni sezione, fino al 30 aprile, inviando domanda e materiali a chiamataallearti2024@ravennafestival.org (la descrizione del progetto e delle sue sezioni, così come la domanda, è reperibile sul sito ravennafestival.org).

«Stanca ed affranta nel vedere come certe forme d’arte spontanee, nate dalle nuove energie creative dei ragazzi di oggi, possano essere usurpate e violentate nell’odierna Babele comunicativa, mi metto alla ricerca di quel fertile mondo giovanile che già ho incontrato con stupendi risultati qualche anno fa, all’interno del nostro bel Teatro Alighieri – spiega Cristina Muti –. E lo faccio, anzi lo facciamo, perché questa volta il gruppo di lavoro è nutrito e il programma particolarmente denso ed ambizioso, per dimostrare che potenti forme espressive contemporanee come il rap e la trap, la video art, la fotografia digitale, la composizione musicale elettronica e non, la street art coi suoi graffiti, ma anche il ‘nostro’ mosaico e tutto il resto che interessi i nostri giovani possano essere forme d’arte pure, autentiche, liberatorie e sublimi.

Ignorare o, peggio, lasciare questo mondo creativo nelle mani sbagliate senza indagarne la bellezza e la profondità, l’urgenza e la necessità, sarebbe un peccato imperdonabile! Questa nostra chiamata alle arti è rivolta a tutti i nostri meravigliosi giovani, e soprattutto a quanti non sono riusciti sino ad oggi – e temo siano la maggioranza – a trovare ascolto, visibilità, ad affermare la propria presenza nel mondo.
Noi siamo convinti che attraverso la creatività e la comunione delle belle antiche e nuove arti si possa incrementare il senso di fraternità, di uguaglianza tra i giovani.
Questo progetto è stato accolto con entusiasmo da Francesca Masi, direttrice della fabbrica museale di Classis, e assieme a lei vorremmo che quel grande prato che le si stende davanti possa diventare la sede di un grande campus, una sorta di novella Woodstock ravennate, con quella avveniristica onda lapislazzulo a salire verso la fabbrica dello zucchero – come una Stairway to Heaven, una scala verso il cielo – e all’interno di essa un polo-laboratorio delle arti aperto a tutti».

Tra il 2017 e il 2019, Cristina Muti si era messa alla ricerca delle energie creative della Romagna, aprendo le porte del Teatro Alighieri a giovanissimi del territorio dagli 8 ai 18 anni, invitati a partecipare ad audizioni senza limiti di genere o temi.
Quest’anno la Chiamata alle arti, estesa a tutta la penisola e fino ai 25 anni, è un più ampio “censimento” di quanto le nuove generazioni hanno da offrire (e da dire) ma anche una nuova tappa di un percorso lungo il quale Cristina Muti si è saputa mettere all’ascolto dei più giovani.

Risalgono a quasi trent’anni fa i primi laboratori dedicati ai giovani nell’ambito dell’opera lirica; la stessa Trilogia d’Autunno è stata occasione di progetti come Verdi Web o Bohemian Focus, che hanno avvicinato scrittori, fotografi e videomaker in erba all’esperienza del teatro musicale.
Attraverso queste esperienze si è tracciata una mappa di passione e dedizione, sogni e studio, che ha rivelato nuovi paesaggi della creatività presente e futura.
In questo panorama si colloca anche la scelta di affidare la direzione artistica del progetto Chiamata alle arti a due giovani musicisti: Michele Marco Rossi, violoncellista che si dedica soprattutto alla musica contemporanea, ha ricevuto il Premio Abbiati nel 2022 per l’incisione dei Works for violoncello di Ivan Fedele, mentre l’oboista Anna Leonardi ha suonato nell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e oggi lavora come manager culturale.

La Chiamata alle arti è articolata in cinque sezioni, ognuna delle quali offre alle opere e gli artisti selezionati opportunità di visibilità per i propri lavori e di confronto con gli altri creativi e il pubblico, attraverso le giornate dedicate al Museo Classis.

La sezione fotografia ha per tema il rapporto tra comunità umane e il Mediterraneo, crocevia di culture e religioni differenti ma anche teatro di tragedie e conflitti, mentre la categoria video raccoglierà lavori ispirati a due brani per violoncello solo, Kottos (1977) di Iannis Xenakis e Obstinate (2022) di Georges Aperghis.
La sezione per poesia, rap e trap non prevede un tema ma si propone di esplorare il terreno comune fra queste arti, ovvero la musicalità della costruzione testuale e l’operazione linguistica capace di veicolare contenuti del vissuto sociale.
Attorno al tema Invocazione, legato a Sette parole della compositrice Sofia Gubaidulina, si raccoglieranno invece lavori che spaziano da composizioni musicali a testi, da opere visive a qualsiasi altro linguaggio.
La sezione di arti visive si distingue per l’assenza di selezione: tutti i partecipanti sono invitati a prendere parte a Another Bach in the Wall, un momento di creazione collettiva, a cui si unirà anche il pubblico, sulle note di Johann Sebastian Bach.

Info:
chiamataallearti2024@ravennafestival.org 
www.ravennafestival.org


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