Flavio Caroli e l’arte che cambia il mondo. INTERVISTA | la CRONACA di RAVENNA

Flavio Caroli e l’arte che cambia il mondo. INTERVISTA

Il critico e storico oggi sarà alla Rocca Brancaleone per mostrare e commentare venti dipinti fondamentali

12 luglio 2021 - Flavio Caroli, critico e storico dell’arte nato a Ravenna, gode di chiara fama nel mondo accademico e di una popolarità diffusa grazie alle sue presenze televisive, come quella assidua a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio.
Con il suo patrimonio di conoscenze e il suo tratto affabile e comunicativo, questa sera alle 21.30 sarà alla Rocca Brancaleone per il Ravenna Festival. La serata, dal titolo “Flavio Caroli e i dipinti che hanno sconvolto il mondo dopo l’età di Giotto e Dante”, oltre a rendere omaggio al Sommo poeta sarà dedicata al cugino di Caroli, Mario Salvagiani, il raffinato intellettuale che fu storico direttore dei teatri di Ravenna.
Alla Rocca, il pubblico assisterà alla proiezione di una ventina di opere accompagnata dal commento di Flavio Caroli, al quale abbiamo rivolto qualche domanda sul programma della serata.


Professor Caroli, un quadro può sconvolgere il mondo dell’arte, è evidente. Ma può influire così tanto anche sulla società?
“Ecco, questo è esattamente quello che mi chiedo io nell’introduzione del mio libro ‘I 100 dipinti che sconvolsero il mondo’, che è poi parallelo al programma della serata. Ognuna delle opere che cito ha prodotto uno sconvolgimento interno al mondo dell’arte, ma alcune hanno avuto anche un fortissimo influsso sulla società; una tra tutte, ‘La morte di Marat’ di Jacques-Louis David, che ha colpito immediatamente un'enormità di persone.

In definitiva, tra le opere che ho scelto, anche quelle apparentemente più legate allo specifico della storia dell'arte hanno poi avuto un'influenza indiretta, nel corso del tempo; insomma, hanno cambiato il mondo. Le faccio un esempio: il ‘Viandante sul mare di nebbia’ di Caspar David Friedrich non è entrato, apparentemente, nelle dinamiche della società, ma in realtà ci è penetrato, via via, in infiniti modi. È Romanticismo puro e il Romanticismo ha plasmato per ottant'anni la civiltà dell'Ottocento. Quel gentiluomo sul mare di nuvole, dipinto nel 1818, è perfettamente contemporaneo all'‘Infinito’ di Leopardi e manda lo stesso messaggio.
Insomma, al di là dell’influsso diretto sulla storia dell'arte, ci sono alcune opere che sono entrate come un flusso sanguigno dentro la realtà e l’hanno cambiata”.

Ne vuole citare altre, tra quelle che hanno avuto l’influenza più palese?

«Una è la ‘La libertà che guida il popolo’ di Eugène Delacroix, una specie di dichiarazione dei principi su cui si basavano i moti del 1830. Visto che siamo in tema dantesco, parliamo di Giotto e dei suoi affreschi nella Cappella degli Scrovegni di Padova: il ‘Compianto sul Cristo morto’ è stato uno dei manifesti della borghesia che stava nascendo in quel momento e che era una forza scatenata, infatti ha immediatamente cambiato il mondo.

Anche la ‘Colazione sull’erba’ di Manet, la signora nuda con due gentiluomini su un prato, ha avuto un’eco enorme. E ancora, pensiamo a Courbet che dipinge un pube femminile e intitola il quadro ‘L'origine del mondo’. Ha avuto un’influenza grandissima; mentre Courbet lo dipingeva, il quadro era già una leggenda nell’ambiente artistico e fiorirono aneddoti come quello sul pittore statunitense James Whistler, che quando vide il dipinto riconobbe nell’oggetto del desiderio quello della sua fidanzata: finì a botte”.

La serata sarà dedicata a Mario Salvagiani, che era suo cugino. Tra di voi parlavate di arte? Salvagiani se ne interessava?

“Quando il Ravenna Festival mi ha invitato, io ho detto: se vengo a fare una cosa, la dedichiamo alla memoria di mio cugino. Ci siamo accordati nel giro di due minuti, ispirandoci al fatto che Mario ha sempre creduto che l'arte e la cultura possano cambiare il mondo e a questa idea ha dedicato tutta la sua vita; abbiamo dunque deciso che avrei parlato delle opere che hanno cambiato il mondo.

Mario non ha mai fatto vera politica, l’ha fatta attraverso la cultura. Era una persona colta e di idee molto aperte. In quanto direttore di teatri, era legato all’opera lirica oltre che al teatro di prosa, e di conseguenza il Romanticismo lo toccava molto, ma era assai interessato anche all’arte moderna e alle avanguardie.
Quando si impegnò nella Pinacoteca di Ravenna, che oggi è diventata il MAR, organizzai con altri la mostra ‘Anniottanta’ e mi rivolsi a lui; Ravenna fu una delle quattro sedi della mostra con Bologna, Imola e Rimini. Questo per dirle il suo interesse e come rispondeva alle sollecitazioni del contemporaneo”.

Patrizia Luppi


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