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Cultura

Alice Padovani e Laura Renna: «Siamo due mosaiciste inconsapevoli»

La Fondazione Sabe per l’Arte chiude il 2025 con l’ultimo evento collaterale della mostra “Tessere” a cura di Pasquale Fameli. Le due artiste dialogano con Daniele Torcellini, direttore della Biennale di Mosaico Contemporaneo

11 dicembre 2025 -

Con una riflessione sul legame tra il mosaico e l’arte contemporanea, giovedì sera, si è chiuso il calendario di eventi collaterali alla Fondazione Sabe per l’Arte di Ravenna dove, fino al prossimo 11 gennaio (termine prorogato), sarà possibile visitare la mostra “Tessere. Alice Padovani – Laura Renna” a cura di Pasquale Fameli. E proprio le due artiste, che vivono e lavorano a Modena, sono state protagoniste dell’incontro, in dialogo con Daniele Torcellini, direttore della Biennale di Mosaico Contemporaneo, oltre che docente dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

«La mostra offre lo spunto di interrogarsi sull’eredità del mosaico nelle pratiche artistiche contemporanee – spiega Fameli, che è anche direttore artistico della galleria di via Giovanni Pascoli 31, fondata da Norberto Bezzi e Mirella Saluzzo –. È costruita infatti intorno al duplice significato della parola ‘tessere’, che indica gli elementi costitutivi del mosaico e anche l’atto di intrecciare i fili». Poi ha presentato il catalogo della mostra stampato da Danilo Montanari Editore, con le fotografie a cura di Daniele Casadio. «In copertina abbiamo scelto il colore Pantone oro proprio per richiamare il mosaico», ricorda Fameli.

«Parlare di mosaico è sempre una sfida, è complesso – afferma Torcellini –- Eppure può integrarsi con la realtà in modo sorprendente, a volte con assonanza, a volte con dissonanza. Numerosi sono i temi che meritano di essere affrontati, come quello dell’assemblaggio, dell’uso di materiali differenti e di tecniche alternative per essere contemporanei». Padovani e Renna assumono il mosaico come elemento elettivo di un’operatività aperta e diversificata che si traduce, a seconda dei casi, in esiti oggettuali e installativi capaci di ridefinire lo spazio espositivo.

«Facendo questa mostra mi sono resa conto di essere una mosaicista inconsapevole – ammette Alice Padovani –. Prima non ci avevo mai pensato anche se da sempre tratto la materia in pezzi, come qualcosa da mettere insieme, facendo installazioni, assemblaggi, disegni e opere varie.
Come i frammenti di tessuti che amo utilizzare sino ad arrivare alle ali di farfalle. Però non incollo ma spillo o inchiodo, quindi la mia forma di mosaico è una pratica meno gentile. Assemblo per trattenere in modo violento il tempo, la memoria, la materia, anche se il mio è un vano tentativo, è la mia stessa paura di morte, un concetto inafferrabile».

Anche Laura Renna, in collegamento video dal Messico, dice la sua: «Anche io sono approdata a questa mostra non proprio preparata sul mosaico, grazie alla chiamata di Fameli, e anche io ho scoperto di avere molto a che fare con la processualità del mosaico dato che inizio sempre da un punto a da lì vado avanti. Il mio lavoro si adatta all’ambiente e allo spazio che deve accogliere l’opera. Alla fine è sempre lo spazio a determinare la forma definitiva».

In mostra, è possibile vedere opere di tessuto di lana realizzate con un insieme di maglioni rigenerati, sfibrati. «Per un artista è importante usare quello che c’è già – aggiunge –, perché c’è molto superfluo in giro. Mi piacciono i materiali che hanno una storia. I miei lavori sono ‘soglie’, luoghi vivi dove le cose accadono, visibili e invisibili. Con queste soglie chiedo un piccolo sforzo ai fruitori, di ascoltare con tutto il corpo e non solo con le orecchie, cosa non facile. Si apre così una piccola finestra sull’interiorità».

Torcellini evidenzia i concetti di tempo, processo, materia, artigianalità e manualità che il mosaico spesso porta in dote e chiede alle artiste: «Si può pensare a un post mosaico, a un’eredità del mosaico del Novecento oppure è una ‘distorsione’ che nasce dal vivere a Ravenna?».

Per Alice Padovani, tutto è possibile, molte situazioni a volte sono inconsapevoli. «La distruzione della materia per ricreare – afferma – non è altro che la metamorfosi animale che è letteralmente distruzione e non rinascita. Quindi la natura è un mosaico. Nei miei lavori e anche in quelli di Laura la parte estetica e concettuale sono ugualmente importanti. Non sarò mai un’artista super concettuale o super manuale. Poi a incidere nelle opere è anche il caos/caso che è frequente in chi fa assemblaggi».

«Anche per me è importante la trasformazione – prosegue Laura Renna –, il passaggio dei materiali da uno stato all’altro. Il mosaico è davvero una metafora della vita, lo si può trovare in qualsiasi cosa, anche noi essere umani in fondo siamo un mosaico di molecole».

La mostra resterà aperta fino al prossimo 11 gennaio, a ingresso libero, nelle giornate di giovedì, venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 19.




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