Le dune e la costa. Serve un cambio di passo nelle politiche di salvaguardia | la CRONACA di RAVENNA

Le dune e la costa. Serve un cambio di passo nelle politiche di salvaguardia

Alla luce dei cambiamenti climatici così devastanti e della realtà di un territorio fragile, che sopporta una forte presenza dell’uomo e delle sue attività

12 aprile 2024 - L’intrusione salina nell’acquifero costiero e la salvaguardia del sistema dunoso ravennate. Se ne è parlato nei giorni scorsi alla Casa Matha in una conferenza organizzata da Fai e Slow Food di Ravenna.

Le dune in Emilia- Romagna hanno rappresentato un serbatoio di acqua dolce e anche la prima barriera contro la salinizzazione. Ma delle dune della nostra Regione oltre l'80 per cento non esiste più. In particolare, nel ravennate prevale la duna più interna, il resto è stato 'sacrificato' per giardini, parcheggi e stabilimenti balneari.
Degli oltre 7.680 chilometri di costa italiana, solo 42 sono identificabili come ambienti naturali e selvaggi e di questi oltre 20 chilometri sono in Emilia-Romagna.

«Il nostro è un territorio fragile – ha detto l’assessora comunale Federica Del Conte -. Dobbiamo fare i conti con il rischio idraulico, con gli effetti del cambiamento climatico e con la siccità. È necessario un cambio di passo nella progettazione urbanistica che richiede una forte e nuova mentalità, una più profonda cultura ambientale. Solo da uno sforzo enorme, condiviso tra istituzioni locali, regionali e, soprattutto, nazionali, insieme all'Europa e alle sedi del sapere, le università e i centri di ricerca,  potremo affrontare questi problemi».

Sono partiti da pochi giorni due progetti.
Il primo, Action, un Interreg con la Croazia, finanziato con 500mila euro nella zona del Lamone, con l’obiettivo di raccogliere acqua dolce da riutilizzare, ad esempio, per le zone vallive che rischiamo molto con la siccità. «Insomma – ha aggiunto Del Conte – cerchiamo di non sprecare acqua dolce che sta diventando sempre più un bene prezioso».
Il secondo progetto riguarderà Lido di Dante con la costruzione di una barriera sottomarina.

La professoressa del Campus di Ravenna dell'Università di Bologna Beatrice Giambastiani, impegnata con molte ricerche ambientali e geologiche al suo attivo, ha illustrato il monitoraggio che da anni viene effettuato sull’acquifero costiero.
«Certo i cambiamenti climatici – ha detto –  stanno assumendo una rilevanza fondamentale nella infiltrazione di acqua salata. Così come la forte antropizzazione. La salinizzazione dei suoli rappresenta un problema, compromettendo l’agricoltura».

Ormai siamo abituati a vivere le nostre spiagge e usufruire di servizi che di fatto ne consentono una gradevole fruizione e un’attrazione turistica fondamentale per la nostra economia.
Ma, come commentavano un gruppo di partecipanti alla conferenza, «non possiamo mettere più la testa sotto la sabbia, finché ci sarà, e prendere atto che anche i nostri comportamenti individuali possono fare la differenza».

Delle “Lagune costiere dell’Alto Adriatico” si è parlato  anche venerdì 12  aprile alle 9, a Palazzo Rasponi, in Piazza Kennedy, alla presentazione del volume, curato dal Col. Giovanni Nobili del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Punta Marina, che ha illustrato, con interventi di docenti e tecnici delle istituzioni, il lavoro svolto nell’ambito del progetto Life + “Agree”.

 

 

Ai partecipanti è stata consegnata gratuitamente una copia del volume.
L’iniziativa era promossa anche da Fai e Slow Food di Ravenna.


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