La burocrazia, il nemico peggiore degli architetti | la CRONACA di RAVENNA

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Economia

La burocrazia, il nemico peggiore degli architetti

Un “censimento” provinciale per avere un quadro del ruolo, dei problemi, delle aspettative dei professionisti

04 maggio 2022 - Nelle scorse settimane, il consiglio direttivo dell’Ordine degli Architetti della provincia di Ravenna (entrato in carica nell’estate 2021) ha dato vita ad un inedito “censimento” fra gli iscritti all’albo in provincia, che sono circa 630.

Scopo del questionario distribuito fra gli architetti – a cui hanno risposto in 368, quindi oltre la metà degli iscritti – era quello di avere un quadro sul ruolo, le aspettative, le problematiche di chi esercita questa professione oggi, in questa parte del territorio.

Le risposte al questionario possono essere sintetizzate in due macro-considerazioni, fra loro opposte.

Una molto positiva: la soddisfazione nell’esercitare la professione di architetto, vissuta innanzitutto come attività culturale e sociale dove sapere, sensibilità e creatività si uniscono per risolvere al meglio tutto ciò che riguarda il nostro ambiente vissuto, fuori e dentro il costruito, fuori e dentro la città.

L’altra molto negativa, che finisce con incidere profondamente sullo stato di serenità di chi opera nella libera professione: una burocrazia esasperata, un’infinità incontrollabile di norme da applicare e un’altrettanta infinità di rischi penali per responsabilità serie (che ne motiverebbero l’applicazione), ma anche per tanti futili motivi, compreso la crocetta sbagliata sul modulo.

“Questa nostra prima azione – ha detto la presidente, Rita Rava - ha messo a fuoco molte tematiche che saranno trattate edapprofondite in prossime azioni che si stanno intraprendendo e in particolare riguarderanno: l’azione della pubblica amministrazione, la richiesta di una presenza sempre più attiva degli architetti nelle decisioni e nel progetto del territorio, una formazione sempre più dedicata all’attualità e al progetto che può coinvolgere anche i cittadini, un’attenzione verso la questione di genere che superi le dichiarazioni di principio per diventare normalità.
E ancora una maggiore sensibilità progettuale verso la disabilità, la richiesta di procedere all’assegnazione dei progetti significativi attraverso concorsi sia da parte della PA che dei privati, divulgare i nuovi aspetti della professione che si sta estendendo in campi limitrofi come la fotografia, la nautica, la digitalizzazione compreso l’utilizzo di nuovi strumenti come il BIM ed altri temi che cercheremo di portare all’attenzione ed alla discussione di tutti».

«L’architettura è uno strumento che può incidere profondamente nella soluzione dei problemi: eppure negli ultimi decenni è, nella realtà, combattuta e negata.
Non è solo la bellezza, intesa come qualità, che viene negata quanto il proliferare di complesse dinamiche che invece di sviluppare democrazia e serenità portano ad emarginazione e impoverimento sociale e ambientale».

«Ne sia un esempio la burocrazia che da pratica democratica (la medesima legge a valere per tutti), è arrivata a escludere la maggior parte dei cittadini impossibilitati ad applicarla per l’enorme aggravio economico in termini di tempo da dedicargli, di consulenti da coinvolgere e di applicazioni di norme sovradimensionate al proprio status, a favore dei potenti che non sono affatto frenati da quel tipo di appesantimento normativo ed economico e che li previlegia lasciandoli unici protagonisti in campo».

«È tempo di difendere diritti e combattere inequità temi da sempre presenti e praticati nel pensiero architettonico e il nostro agire vuol essere un richiamo alla coesione per trovare, insieme alle forze sociali, soluzioni condivise e applicabili.
È una richiesta di collaborazione con l’Ente pubblico perché non sia l’applicazione di una norma ma l’individuazione di una soluzione a guidare il suo operato».

Nella foto, da sinistra: la vicepresidente Piera Nobili, la presidente Rita Rava, le consigliere Alberta Pezzele, Paola Sanapo.



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