«Nei negozi rincari contenuti per non "rovinare" la gente» | la CRONACA di RAVENNA

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Economia

«Nei negozi rincari contenuti per non "rovinare" la gente»

Dai finocchi al pesce alla grande distribuzione: i commenti alla crescita dei prezzi

02 febbraio 2022 - Mai come quest’anno il prezzo dei finocchi, un “classico” dell’inverno, è salito alle stelle, persino 4 euro al chilo. Tutta colpa del mix esplosivo tra clima, energia e trasporti che, come già si sa, ha pesantemente inciso anche su tutti i prodotti legati al grano, dalle farine alle paste e ai lievitati.

Al riguardo c’è anche uno studio Coldiretti sui dati Istat relativi all’inflazione, secondo cui la frutta, in particolare, le pere, la pasta e il pesce sono tra i beni che hanno registrato il maggior aumento dei prezzi al dettaglio tra i prodotti agroalimentari. Al costo record dei carburanti, alle bollette sempre più salute e ai grandi cambiamenti climatici, si somma poi la pandemia che ha aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza legati a un bene essenziale come il cibo.

La parola ai commercianti.
«Mai come quest’anno le verdure di stagione, come finocchi, spinaci e bietola, sono così care – spiega Caterina di “Rosetti. La frutta del cuore” a Ravenna –. E questa volta non si può certo dar colpa alle gelate. Essendo prodotti di serra, hanno risentito dell’aumento dei costi del riscaldamento per la produzione e del trasporto. Per esempio, i finocchi li paghiamo 3 euro al chilo, ma non possiamo certo rivenderli a 6 euro per evitare di “rovinare” la gente, così facciamo un rincaro di pochi centesimi.
Il problema è che un po’ tutto è aumentato e questo ci obbliga a comprare poca roba per non rischiare di doverne buttare via. Anche i carciofi sono cresciuti di prezzo, si va dagli 80 centesimi a un euro e mezzo a pezzo, ma per le mammole servono un euro e 80 centesimi. Una buona pera, poi, non costa meno di 4-4,50 euro al kg. E che dire poi delle arance? Quelle di qualità, come ci richiede la clientela, costano anche 3-3,50 euro al chilo, prezzi impensabili una volta».

Alla pescheria Mario di via Bovini, non si registrano invece rialzi particolari. «Siamo abituati a frequentare i mercati ittici locali con aste giornaliere – racconta Mauro Buzzi –. Questo è un buon periodo, tanto più che alcuni prodotti d’importazione sono anche in calo. In questi anni, i prezzi si sono alzati un po’, inutile negarlo, ma non per il maggior costo della materia prima, ma per l’aumento delle tasse e dei costi in generale, basti pensare alle bollette. Come vanno le vendite? Non si capisce più niente, c’è il periodo in cui la gente va più al ristorante e compra meno in negozio, e il periodo in cui succede il contrario. In pratica, tutto dipende dalle aperture e chiusure correlate alla pandemia».

Com’è invece la situazione nei supermercati, luoghi sempre molto frequentati da chi predilige la comodità di trovare tutto nello stesso posto?
«La situazione è difficile – dice Paolo De Lorenzi, titolare dei Conad “Galilei” e “Fontana” a Ravenna – e si sono registrati ritocchi su tutti i fronti a causa dell’aumento notevole del costo dei trasporti che incide inevitabilmente su tutti i prodotti. Gli aumenti maggiori, in percentuale, hanno riguardato i derivati dalle farine, ma per fortuna questi incidono meno sul costo delle famiglie. Un euro di spesa per 500 grammi di pasta, con cui pranzano quattro persone, incide meno sul bilancio rispetto alla salata bolletta elettrica. In crescita purtroppo anche i prezzi di frutta e verdura.
Il pesce? Il “pescato” ha subito un lieve rincaro a causa dei maggiori costi sostenuti dai pescherecci, però ci sono tanti prodotti allevati, sempre più richiesti, che non hanno risentito di questa spinta inflattiva. Noi, come mondo della distribuzione, siamo tutti impegnati a calmierare i prezzi, grazie a un confronto giornaliero. Va in questa direzione anche la decisione di mantenere un paniere di prodotti sempre bassi per non dissestare ulteriormente i bilanci familiari».
r.b.


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