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Politica

Giudice di pace dà ragione a un cittadino "multato a torto"

Alvaro Ancisi (LpRa): 'L'amministrazione comunale corregga da se stessa i suoi errori e non costringa a rivolgersi al tribunale"

10 agosto 2021 - Il giudice di pace ha dato ragione a un cittadino che il 5 novembre scorso era stato "multato a torto". La vicenda viene raccontata da Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in consiglio comunale.

"Quel giorno, nel primo pomeriggio, il 74enne Renzo stava percorrendo via Romea Sud. Scendendo dal Ponte Nuovo con la propria bicicletta da corsa - spiega Ancisi - stava prudentemente sul margine destro della carreggiata adiacente alla pista ciclopedonale, affollata di pedoni e biciclette, quando una Volkswagen Polo, proveniente dall'opposta corsia di marcia, è svoltata improvvisamente a sinistra per entrare nel parcheggio Despar, omettendo di dargli la precedenza. Non avendo potuto effettuare alcuna manovra, data la fulmineità della svolta compiuta dalla autovettura, Renzo veniva sbalzato in volo oltre il veicolo, subendo lesioni personali per la rovinosa caduta al suolo e venendo poi trasportato al Pronto Soccorso".

Apparendo chiara la responsabilità dell'incidente," l'assicurazione della controparte l'aveva inizialmente riconosciuta. Sennonché, il 31 dicembre 2020 Renzo riceve dalla Polizia locale, che era intervenuta sul posto, un verbale di accertamento, con multa di 40 euro, in quanto 'avrebbe violato l'art. 182 commi 9 e 10 del Codice della Strada 'poiché non avrebbe ottemperato all'obbligo di servirsi dell'esistente pista riservata'.

L'errore di valutazione apparve subito chiaro perché tale obbligo vincola i ciclisti a 'transitare sulle piste loro riservate quando esistono', indicate da un cartello specifico lì inesistente, trattandosi invece, segnalata come tale, di una pista ciclopedonale (vedi sopra i due diversi tipi di cartello). Ammettendo dunque la circolazione promiscua di biciclette e di pedoni, quella pista non era riservata ai ciclisti, dunque non obbligati a percorrerla. D'altra parte, essa presentava un manto stradale disconnesso, dimostrato dalla documentazione fotografica, ed è solitamente percorsa da pedoni e ciclisti e dai clienti dei supermercati Despar e Lidl, che attraversano a piedi via Romea essendo esse uno di fronte all'altro. Il 14 novembre 2020, Renzo ebbe anche a dichiarare presso il Comando di Polizia locale di avere percorso la carreggiata normale tenendo rigorosamente la destra, perché dalla pista a lato, pericolosa di per se stessa, escono sempre auto dal parcheggio della Despar e delle officine, mentre in quel momento era particolarmente affollata da bici e pedoni".

Niente da fare. Danni a carico dell'assicurazione della controparte venuti in discussione e multa da pagare nonostante non avesse colpe, hanno obbligato Renzo a ricorrere al Giudice di Pace, che gli ha dato totalmente ragione, con sentenza dell'8 marzo 2021, accogliendo il ricorso 'in ordine all'assenza di alcuna prova dell'asserita violazione, nonché all'assenza di colpevolezza'. Ha dovuto però pagare le proprie spese legali, pari a 340 euro, una beffa dopo il danno.

Non è stato corretto in questo caso il comportamento della pubblica amministrazione nei confronti di un proprio concittadino. L'errore è sempre possibile e comprensibile, ma quando si appalesa, il cittadino che lo subisce non deve essere costretto ad effettuare ricorsi giudiziari per ottenere ragione, finendo spesso per dover pagare ingiuste spese legali, oltre al tempo perso, alla dilatazione dei tempi per vedersi riconosciuti i danni dalla controparte, ecc.

Non sarebbe forse così se le spese legali e gli eventuali risarcimenti non fossero pagati dalla pubblica amministrazione soccombente con denaro pubblico, bensì a carico di chi ha sbagliato. L'amministrazione può e deve correggere da se stessa i propri evidenti errori in base al principio giuridico dell'autotutela, purtroppo mai applicato dal Comune di Ravenna, come Lista per Ravenna lamenta da sempre".

Ancisi con una interrogazione chiede, quindi, al sindaco di sapere "per quali ragioni il Comune di Ravenna non ha provveduto in proprio ad annullare, in base al principio giuridico dell'autotutela, il verbale di accertamento d'infrazione del 31 dicembre 2020, evitando al cittadino incolpevole un defatigante e oneroso procedimento giudiziario;
se il Comune ha almeno deciso di non ricorrere in secondo grado contro la sentenza del Giudice di Pace, evitando di imporre al cittadino leso ulteriori prolungate sofferenze; se non sembra al sindaco che gli uffici dell'amministrazione comunale debbano astenersi dal perseguire nei propri errori, provvedendo a correggerli in proprio, anziché obbligare i cittadini a cercare giustizia in Tribunale".


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