Beatrice e le altre nel libro di Marco Santagata | la CRONACA di RAVENNA

Beatrice e le altre nel libro di Marco Santagata

Le "Donne di Dante" è il titolo del volume postumo dello studioso pubblicato da Il Mulino che analizza le figure femminili dantesche

03 aprile 2021 - Le Donne di Dante è il titolo del libro di Marco Santagata pubblicato da il Mulino. Da settecento anni la stella di Dante continua a brillare alta nel firmamento degli ‘spiriti magni’ del nostro Paese e della cultura occidentale e proprio per questo non poteva mancare il contributo di Marco Santagata. Studioso di fama internazionale di Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca, come narratore ha vinto nel 2003 il Premio Campiello con Il maestro dei santi pallidi e nel 2006 il Premio Stresa di Narrativa con L'amore in sé (entrambi pubblicati da Guanda).

L'italianista, recentemente scomparso, lascia in eredità un saggio sulle donne del poeta fiorentino. Quelle reali come la figlia Antonia o quelle solo raccontate nella Commedia.
Si avvia così un autentico carosello di figure femminili: donne di famiglia, dalla madre Bella alla moglie Gemma Donati e alla figlia Antonia, che si farà monaca col nome di Beatrice; donne amate, prima fra tutte il suo amore giovanile, la Bice Portinari trasfigurata nella Beatrice della Vita Nova e del Convivio, e poi angelicata nel Paradiso; infine, le dame e le gentildonne del tempo, come Francesca da Rimini e Pia de' Tolomei, che pure trovano voce nelle cantiche della Commedia.

Ma non saranno solo le parole a raccontarci le loro storie, ci sono immagini bellissime, suggestive, opere di autori famosissimi non solo italiani ma di tutto il mondo, di ieri e più recenti. Sono tanti i libri pubblicati o ristampati in questi mesi in cui si celebrano i settecento anni dalla morte di Dante, tutti interessanti, ognuno per motivi diversi.

Marco Santagata si è imposto di parlare di Dante uomo, con i suoi legami familiari, prima di intraprendere il cammino sue giù per le tre Cantiche.
Nel primo capitolo, infatti, ci racconta come gli Alighieri prendono il nome da una donna andata sposa al capostipite delle famiglia, il trisavolo di Dante di nome Cacciaguida. Lo riferisce lo stesso Cacciaguida nel corso del lungo colloquio che ha con il lontano nipote in Paradiso “mia donna venne a me di val di Pado,/e quindi il soprannome tuo si feo”.
Poi ci si chiede se la famiglia fosse altolocata, cosa che a Dante non dispiaceva. Viene in seguito analizzata la situazione economica del padre Alighiero che forse aveva avuto un certo prestigio, scomparso del tutto quando nacque Dante. La madre, Bella, forse figlia del giudice Durante degli Abati, spiegherebbe il nome del poeta che, sembra, possa essere la forma sincopata di Durante.

Non è semplice procedere nell’intricato racconto di nomi e di luoghi. Una curiosità viene riportata nel paragrafo “Folgorazioni e svenimenti”, fenomeni ai quali, sappiamo, il poeta è spesso soggetto. Delle proprie malattie Dante parla spesso, il più delle volte si evidenziano nel rapporto amoroso: Dante folgorato dall’apparizione della donna amata, Dante che sviene nell’ascoltare il dolore di Paolo e Francesca. Ma poi si passa al racconto della vita nella sua città e della dolorosa fuga per iniziare, poi, la vita da esule, povero, sempre alla ricerca di accoglienza e protezione.

Per lungo tempo, si legge nel III capitolo, Dante è stato quasi esclusivamente poeta lirico a partire da quando, diciottenne, divulga il sonetto A ciascun’alma presa e gentil core primo suo componimento nella Vita Nova. Il V capitolo è totalmente dedicato a Beatrice. Se per Dante la canzone Donne ch’avete intelletto d’amore è il componimento inaugurale della stagione stilnovista, per noi lettori lo è ancor di più Tanto gentile e tanto onesta pare/la donna mia quand’ella altrui saluta,/ch’ogni lingua deven tremando muta,/ e gli occhi non ardiscon di guardare.

Se Beatrice nelle opere di Dante è personaggio principale, continua a esserlo anche nella Commedia, ma tra le numerose figure continua a emergere quella di Francesca, per la sua triste e tragica storia. A questo notissimo episodio sono dedicate le immagini in un numero incredibile, mentre la copertina ci ricorda Pia de’ Tolomei, bellissimo dipinto di Dante Gabriel Rossetti che amava l’Opera di Dante alla quale ha dedicato tanti dei suoi lavori.

Ho solo accennato per sommi capi al contenuto, anzi, ai contenuti di questa splendida opera di cui l’autore, scomparso alla fine del 2020, non ha avuto la gioia di leggerne i riscontri. Bello da leggere e bellissime le immagini da gustare.

Anna De Lutiis



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