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Cronaca

Il 'baby parking' con 33 lavoratori in nero

Operazione della Guardia di Finanza a Cervia, multa e denuncia per una imprenditrice

13 marzo 2021 - Le Fiamme Gialle della Tenenza di Cervia, nell’ambito dei controlli di iniziativa a contrasto del lavoro irregolare, hanno scoperto un’azienda di Cervia che si è avvalsa dell’opera di ben 33 lavoratori, risultati completamente 'in nero', 13 dei quali anche minorenni, che venivano impiegati, prevalentemente nel periodo estivo, presso note strutture ricettivo alberghiere del comprensorio di Cervia e Cesenatico, nonché presso gli stabilimenti balneari della riviera, nell’organizzazione e conduzione del servizio di 'baby parking'.

Le indagini dei finanzieri cervesi sono partite da un controllo effettuato durante la stagione estiva presso una stabilimento balneare di Cervia, allorquando veniva individuata, intenta ad effettuare l’animatrice ad un gruppo di bambini, una giovane ragazza, appena maggiorenne, che dichiarava ai militari intervenuti di svolgere quell’attività su incarico e alle dipendenze di una società che si occupava dell’organizzazione di eventi, riconducibile ad una quarantacinquenne cervese originaria di Cesenatico.

I conseguenti approfondimenti svolti dai militari hanno permesso di rilevare la mancata comunicazione obbligatoria da parte del datore di lavoro relativa all’assunzione della dipendente controllata che pertanto risultava completamente 'in nero'.

Da quel primo controllo le indagini si sono estese all’intera operatività dell’impresa ed è stato accertato che la titolare della ditta, partendo dal reclutamento dei giovani principalmente attraverso annunci di offerte di lavoro pubblicizzati sui 'social network' e facendo fede sull’inesperienza dei giovani collaboratori, stipulava con gli ignari dipendenti dei contratti di lavoro simulati, senza poi provvedere alla loro regolarizzazione con gli enti previdenziali.

Successivamente l’imprenditrice truffaldina, dopo avere reclutato i giovani, si recava presso le strutture turistiche della riviera al fine di promuovere la propria attività imprenditoriale, impegnandosi ad inviare il personale alle sue dipendenze per l’effettuazione di servizi di baby parking e animazione.

In questo modo l’imprenditrice era riuscita ad accreditarsi presso numerose strutture turistiche e perfino a fornire, durante le feste natalizie, propri figuranti mascherati da Elfi e da Babbo Natale ad una Pro loco di un’importante cittadina turistica rivierasca, anche questi completamente 'in nero'.

Durante l’accertamento delle numerose irregolarità commesse, i finanzieri della Tenenza di Cervia hanno dovuto anche prendere atto della mancanza totale di qualsiasi documentazione contabile e fiscale, evidentemente occultata dalla titolare della ditta, riuscendo comunque a ricostruire, almeno parzialmente, il volume d’affari e a individuare i dipendenti irregolarmente impiegati, anche attraverso l’estrapolazione e la disamina dei dati e delle informazioni delle 'chat di gruppo', utilizzate per comunicare i turni di servizio ed i luoghi di impiego.

Novantuno sono in tutto le attività imprenditoriali, ubicate lungo tutta la riviera romagnola, che sono risultate aver usufruito a vario titolo dell’opera di questi giovani lavoratori, molti dei quali, a termine stagione, non sono stati nemmeno retribuiti per tutti i servizi resi.

Al termine delle indagini, in parte condotte anche in collaborazione con funzionari dell’Ispettorato del Lavoro di Ravenna, all’azienda cervese risultata “Evasore Totale” per non aver mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi, è stato contestato l'utilizzo di 33 lavoratori in nero, con una maxi sanzione fino ad un massimo di 300.000 mila euro per le violazioni commesse in qualità di datore di lavoro, nonché ricavi non dichiarati al fisco per almeno 200.000 euro nel triennio 2015-2018, per i quali provvederà ora all’accertamento la competente Agenzia delle Entrate.

Anche questa attività ispettiva testimonia il costante presidio assicurato dalle Fiamme Gialle ravennati a contrasto dello sfruttamento dei lavoratori, che, soprattutto in questo periodo di crisi economica connessa all’emergenza sanitaria, possono essere attratti dalla speranza di facili guadagni, scendendo così a compromessi con imprenditori che operano al di fuori delle regole e in spregio alle tutele vigenti.


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