Vetro e acciaio per la nuova sede del Corso di laurea in Scienze Ambientali. Un progetto avveniristico con aule e laboratori | la CRONACA di RAVENNA

Vetro e acciaio per la nuova sede del Corso di laurea in Scienze Ambientali. Un progetto avveniristico con aule e laboratori

Un investimento dell’Università di Bologna di circa 4 milioni di euro. Il cantiere aprirà questa settimana e impiegherà 14 mesi per dotare di nuove aule e nuovi laboratori uno dei fiori all’occhiello del Campus ravennate dell’Alma Mater

02 febbraio 2021 - Ci sarà una grande galleria in acciaio e vetro che passerà sopra l’attuale sede di colore bianco a ferro di cavallo e si congiungerà all’edificio rosso che si trova accanto all’istituto Agrario. Una struttura che sarà inconfondibile, che pur con una architettura molto diversa si inserirà in armonia nel plesso esistente. Con le opportune differenze, si pensi alla piramide in vetro e acciaio del Louvre.
Un investimento dell’Università di Bologna di circa 4 milioni di euro, che sarà ben visibile sulla destra salendo il cavalcavia di via Teodora partendo dalla rotonda Svezia andando verso la città: è la nuova sede del Corso di Laurea in Scienze ambientali.

Il cantiere aprirà questa settimana e impiegherà 14 mesi per dotare di nuove aule e nuovi laboratori uno dei fiori all’occhiello del Campus ravennate dell’Alma Mater. Il progetto è firmato dall’architetto Federico Foschi, del Team per l’edilizia dell’Università di Bologna, e la gara per i lavori se l'è aggiudicata il Consorzio Fenix di Bologna.

In via Sant’Alberto studiano oltre 300 universitari, tra chi frequenta il Corso di laurea triennale in Scienze Ambientali, e le magistrali in Analisi e Gestione dell’Ambiente e in Biologia Marina.
“Il cantiere lavorerà sopra l’attuale blocco aule – spiega Elena Fabbri, presidente del Campus ravennate – infatti la nuova costruzione scavalcherà la struttura didattica che utilizziamo ora. Possiamo dire che è una scelta avveniristica”.

Oggi l’attività dei corsi di laurea si svolge in parte nella struttura universitaria vera e propria e in parte usufruendo di spazi all’interno del vicino istituto Agrario. Una convivenza felice per quanto riguarda i rapporti tra università e scuola, ma naturalmente è un’altra cosa dall’avere una propria struttura.
“Nella nuova sede avremo 4 laboratori didattici che saranno costruiti alle spalle delle attuali aule dell’edificio bianco a ferro di cavallo che è ad un piano soltanto. Poi la nuova struttura salirà verso l’alto, dal terzo piano partirà la galleria vetro e acciaio con la biblioteca e 4 aule che si andrà a congiungere con l’edificio rosso, quello dedicato alla ricerca.
“Terminata la struttura, tra l’edificio attuale e quelle nuove, avremo 11 aule e anche i laboratori saliranno a 4, rispetto ai 3 attuali presso l’Agrario” aggiunge Fabbri. Al piano terra in corrispondenza del corpo centrale del ferro di cavallo e parte del cortile sarà ricavato un ampio open space per l’accoglienza degli studenti, una zona ristoro e di lettura. Rimarrà un ampio giardino, curato e arredato con panchine.
Lo spazio per il pranzo rimarrà nell’attuale edificio di ricerca, nel grande atrio dove ci sono tavoli e sedie che – quando finalmente usciremo dalla pandemia – ospiterà come in passato dalle 80 alle 100 persone: studenti, ricercatori e professori, tutti insieme".

Se questa sarà Scienze ambientali dal giugno 2022, ora c’è da far fronte velocemente al secondo semestre dell’anno accademico 2020-2021, che prenderà il via il 22 febbraio. Durante i lavori per la nuova sede, l’edificio aule resterà chiuso per motivi di sicurezza rimanendo sotto la nuova struttura.
E’ aperta così la caccia a 5 aule, 3 per la Triennale e solo 2 per le Magistrali, perché gli studenti del secondo anno di Biologia Marina e di Analisi e Gestione dell’ambiente prepareranno la tesi, quindi non avranno necessità di aule. "Tre locali verranno reperiti in spazi che già occupiamo nell’edificio dell’Agrario - spiega Fabbri - un quarto nell’edificio di ricerca e il quinto, se non si troverà spazio accanto agli altri, lo si dovrà cercare in centro. Preferibilmente presso le sedi universitarie, che però hanno già un proprio calendario; d’altra parte altri spazi in città non sarebbero organizzati per la didattica a distanza".
“E’ problematico – commenta Fabbri - perché nelle altre strutture del Campus non c’è spazio, le aule sono contate. A Ravenna ci sono 45 classi di studenti e abbiamo 45 aule”. “Siamo ancora in stato di necessità urgente, come capitò nel 2010 quando la Fondazione Flaminia co-finanziò la costruzione dell’attuale blocco aule” ricorda la presidente del Campus.

“Sarà un anno nel quale tutti coloro che frequentano il plesso dovranno fare dei sacrifici – conclude Fabbri – ma abbiamo la consapevolezza che il risultato sarà una sede moderna e funzionale, con più laboratori e più aule. Sono dieci anni che come Campus lavoriamo a questo obiettivo. E’ un traguardo raggiunto e andremo fieri del nuovo insediamento”.
MVV


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