Gramellini, "C'era una volta adesso" | la CRONACA di RAVENNA

Gramellini, "C'era una volta adesso"

Mattia adulto rivive il lungo e triste periodo del Covid: “Sono diventato grande da piccolo, quando un virus mi costrinse a chiudermi in casa con una persona che detestavo”

05 gennaio 2021 - “C'era una volta adesso” è il nuovo emozionante romanzo di Massimo Gramellini, pubblicato da Longanesi, una storia di affetti e speranze ambientata ai tempi del coronavirus, cioè adesso, un tempo sospeso ormai da mesi di cui non si riesce a prevedere la fine. “Sono diventato grande da piccolo, quando un virus mi costrinse a chiudermi in casa con una persona che detestavo”. Comincia così il romanzo di Massimo Gramellini.

“Con l’approssimarsi della vecchiaia ho ricominciato a sentirmi bambino”. Ed è l’adulto che torna indietro di tanti anni e inevitabilmente finisce per rivivere il lungo e triste periodo che, a quel tempo, ha condizionato la vita di tutti. Il romanzo affronta da vicino la quotidianità del lockdown, le sue sfide e paure. Nel leggere il romanzo non riviviamo ma viviamo le emozioni che per il protagonista appartengono al passato ma che per il lettore fanno purtroppo parte della realtà che stiamo affrontando: zona rossa, zona arancione, zona gialla, quando va bene.

Protagonista è una famiglia, ma soprattutto Mattia, il bambino che ieri ha dovuto sopportare la pandemia, ma per chi legge, sapendo che quel bimbo ha potuto vivere la sua vita e raccontarcela, dà senza dubbio una sensazione di ottimismo. “Tutto il mondo affrontava la stessa prova. Qualcuno ne approfittò per cambiare”, c’è da chiedersi in bene o in peggio? Questo lo scopriremo alla fine del nostro incubo, quello che stiamo vivendo.

Mattia ha otto anni nella primavera del 2020, quando il mondo si chiude in casa per colpa di un virus. Dal lontano futuro in cui ce lo racconta, il suo sguardo torna bambino e ripercorre i momenti salienti di quell'epocale lockdown ripensando a ciò che significò per la sua famiglia. A cominciare dai genitori, che dovevano divorziare il 10 marzo, quando il 9 sera, dalla televisione giunse il primo comunicato: mascherine obbligatorie, distanziamento, restare in casa. Inizia una vita al chiuso che ha creato le più svariate situazioni. Mattia, la mamma Tania, il padre Andrea, anzi Andrei, quasi sinonimo di incertezza, la sorella Rossana, molto affettuosa, la nonna, personaggio che ancora sa usare la tenerezza.

E’ una storia di fantasia, quella narrata da Gramellini, ma allo stesso tempo autentica, quella di una famiglia come ce ne sono tante, il loro modo di vivere, condizionato da una sopravvenuta necessaria condivisione di spazi, la convivenza di Mattia con un padre che non ama perché l’ha abbandonato quando aveva appena tre anni.
Mentre il mondo si stravolge, la scuola viene vissuta a distanza, racchiusa in un computer, i vicini cantano dai balconi e gli amori vivono storie impossibili, Mattia si muove tra misteri da risolvere e sorprese nascoste dietro l'angolo. Ma i lunghi mesi diventano interminabili durante i quali cresce, impara ad osservare, prova a conoscere il mondo dei grandi, e si rende conto che diventare grandi vuol dire anche provare a stabilire rapporti con gli adulti, provare a fidarsi.

Racchiuso in uno spazio che limita la possibilità di estraniarsi, Mattia impara a reinventarsi ma impara anche a capire il ruolo di essere genitori, i suoi, costretti a nascondere le proprie ansie e le proprie paure. “In quei giorni di contagio e disagio - scrive Gramellini, - il mestiere di genitore doveva essere ancora più complicato. Consisteva nel mettersi una maschera sopra la mascherina, nel sorridere senza far trapelare l’angoscia e nel tenere alto lo scudo dell’ironia per proteggere i figli dalle radiazioni della paura e da quelle non meno letali della retorica”.

Ricorda, Mattia ormai adulto, la scoperta della solidarietà: tutti cantavano dai balconi, in molti si preoccupavano della vicina, Sveglia, alla quale il vicinato non faceva mancare il cibo, elementi positivi che incoraggiavano a superare tutti insieme i momenti bui. “Io stavo sempre addosso a mia madre, ma era lei a non staccarsi da me, sia pure senza toccarmi. Tra la scuola al computer, i compiti, i pasti e le medicine per la tosse, non mi rendevo conto di risucchiarle così tante energie".

La data che conclude il racconto è Milano, 2080, quando tutto è da tempo tornato alla normalità, dal 2020 sono passati 60 anni! Gramellini ci racconta una storia dove si intrecciano sentimenti e speranze. Sì, quella speranza di cui oggi noi abbiamo bisogno perché la luce in fondo al tunnel c’è ma è ancora molto lontana.

Massimo Gramellini dopo essere stato a lungo vicedirettore del quotidiano La Stampa, dal febbraio 2017 scrive sul Corriere della Sera, di cui è uno dei vicedirettori. Dal 2016 conduce il programma di Rai3 Le parole della settimana. Con Longanesi ha pubblicato i saggi Ci salveranno gli ingenui (2007), Cuori allo specchio (2008), La magia di un buongiorno (2014) e i romanzi L'ultima riga delle favole (2010) e Fai bei sogni (2012), che ha venduto più di un milione di copie ed è stato tradotto in 22 Paesi. Nel 2019 ha pubblicato Prima che tu venga al mondo.

Anna De Lutiis


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