Ravenna Festival. Grande musica al servizio della danza | la CRONACA di RAVENNA

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Cultura

Ravenna Festival. Grande musica al servizio della danza

Trionfale successo, al Pala De André, del Maestro Muti sul podio dell’orchestra Cherubini. In programma musiche di Verdi, De Falla e Ravel 

01 luglio 2026 -

È stata la danza come motore segreto della musica, nonché impulso vitale capace di muovere la storia, accendere i colori dell'orchestra e infiammare il pubblico in un crescendo ipnotico e travolgente, il filo conduttore del bellissimo concerto diretto dal Maestro Riccardo Muti sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, martedì 30 giugno al Pala De André.

Incipit del programma affidato alla celebre Sinfonia d'apertura del “Nabucco” di Giuseppe Verdi, con un ritmo che si è sempre più fatto carico di grande tensione, collettiva e drammatica, grazie anche a un’energia orchestrale tesa a spingere costantemente in avanti il destino degli oppressi. 

A seguire, le "Quattro stagioni" da “I vespri siciliani”, vera e propria consacrazione parigina dello stesso Verdi, balletto originariamente concepito per i riti mondani dell'Opéra, trasformatosi poi in raffinatissimo tableau sinfonico. Muti, che ha sempre combattuto contro il cliché del Verdi "popolare", fatto solo di ritmi ed effetti facili, come da suo mirabile stile, ha perfettamente esaltato le ferree regole del “grand opéra” francese alla base di tali ballabili, sottolineando la purezza della grande scrittura orchestrale, esaltandone l’aspetto aristocratico, elegante, colorato, anche se strumentalmente complesso, e non limitandosi solo all'urgenza drammatica del canto, ma costruendo una monumentale architettura sonora, ricca di sfumature, ironia e colori, dal gelo dell'Inverno al brio dell'Estate.

A tali articolate atmosfere si è contrapposta la Seconda Suite dal “Sombrero de tres picos” (Cappello a tre punte) del famoso compositore spagnolo Manuel De Falla, punto d'incontro tra folclore iberico e influssi impressionistici, denso di evocazioni andaluse e spunti popolareschi granadini. Qui, più che mai, la danza si è resa sinonimo di terra e fuoco, caleidoscopio di accenti netti, colori incandescenti, densi di grande sensualità (fra l’altro, lo spettacolo è arrivato a Ravenna dopo l’appuntamento al Festival di Granada, in occasione del 150° anniversario della nascita proprio di Manuel De Falla).

In chiusura, uno dei brani più conosciuti e famosi, soprattutto per ritmo e virtuosismo orchestrale, dell’intera storia della musica, il celebre “Boléro” di Maurice Ravel, con il suo un unico, incessante battito ad espandersi nel colore orchestrale,  crescendo inesorabilmente verso la vertigine collettiva.

Il maestro Muti e la sua orchestra hanno magistralmente esaltato la sensualità, l'ossessione erotica, oserei dire, il “dionisismo” estatico, accolti nella concezione originaria e messe in azione nella musica di Ravel, nonostante lo stesso compositore francese fosse uno degli artisti del Novecento più raffinati, sapienti, e diffidenti di eccessi e trasporti. Brano di grande diffusione di massa, si diceva, legata proprio al principio della iterazione, che, anche nella musica commerciale, è poi la formula del facile successo (non a caso proprio nelle iterazioni e trasformazioni di questa partitura sono stati indicati, talvolta, i principi costruttivi della minimal music).

Ma è soprattutto il calibratissimo processo di accrescimento strumentale, realizzato da Ravel con infallibile razionalità, che da sempre fa breccia nei sensi di chi ascolta. Cosa puntualmente avvenuta anche nel concerto di un Pala De Andrè quasi esaurito, che ha tributato grande successo alla serata, con applausi scroscianti alla fine di ogni brano.

Alessandro Emiliani




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