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Economia

Emilia-Romagna, il sistema regge l'urto dei conflitti

Nel 2026 e nel 2027 sarà la prima regione italiana per crescita

22 aprile 2026 -

È un’economia mondiale che cerca di non smarrire la rotta nel mare agitato dai conflitti. Il rapporto rilasciato a metà aprile dal Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso le previsioni formulate solo tre mesi prima, la guerra in Medio Oriente ha comportato una riduzione delle stime di crescita a livello mondiale dello 0,2 per cento.

Nell’ipotesi che la guerra sia di durata e intensità limitata per l’Italia si prevede un incremento del PIL nel 2026 e nel 2027 dello 0,5 per cento, ultimo Paese per crescita tra le economie più avanzate. Per l’area Euro è attesa una variazione del PIL dell’1,1 per cento nel 2026 e dell’1,2 per cento nel 2027, valori che a livello mondiale si attestano rispettivamente al 3,1 per cento e 3,2 per cento.

Il Fondo Monetario Internazionale ipotizza anche uno scenario più fosco, se il conflitto dovesse espandersi o durare di più la crescita globale potrebbe crollare al 2 per cento nel caso di gravi danni alle infrastrutture energetiche. Uno scenario che per l’Italia potrebbe tradursi in una recessione.

Previsioni Pil Emilia-Romagna

All’interno di questo contesto dominato dall’incertezza, l’Emilia-Romagna sembra reggere meglio rispetto al resto del Paese. L’Emilia-Romagna guida la classifica delle regioni italiane per crescita del prodotto interno lordo, nel 2026 è attesa una crescita dello 0,6 per cento; le regioni che seguono non raggiungeranno lo 0,4 per cento. Anche nelle stime relative al 2027 l’economia emiliano-romagnola si colloca al vertice con un incremento del PIL dello 0,7 per cento. Per l’Italia, secondo le stime Prometeia, la crescita sarà dello 0,4 per cento nel 2026 e dello 0,5 per cento nel 2027.

Numeri positivi per l’Emilia-Romagna se letti nel confronto nazionale, tuttavia modesti nella loro entità, indice di un sistema economico fortemente esposto agli eventi bellici. A risentirne maggiormente è il comparto industriale (+0,3 per cento la crescita stimata del valore aggiunto), chiamato a fronteggiare da un lato l’aumento dei costi determinato dallo shock energetico, dall’altro l’aumento degli oneri logistici e di trasporto. A essere più penalizzati sono i settori energivori, come quello ceramico, e le attività con catene di fornitura lunghe, come quelledella meccanica. Altri comparti - come il biomedicale e l'agroalimentare - dovrebbero accusare meno grazie a una domanda più rigida e filiere radicate sul territorio.

Per le esportazioni è prevista una crescita dell’1 per cento, a zavorrare ulteriormente la dinamica delle vendite all’estero incide l’effetto dei dazi. Nell’ipotesi di un contesto mondiale più favorevole e di una ripresa più consistente del mercato tedesco, nel 2027 le esportazioni sono previste in aumento del 2,6 per cento.

Gli effetti del PNRR trainano ancora gli investimenti fissi lordi (+2 per cento), anche se in misura inferiore rispetto a quanto avvenuto negli anni passati. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza contribuisce fattivamente anche all’incremento del valore aggiunto delle costruzioni, +0,6 per cento nel 2026. Lo sprint finale per la chiusura dei cantieri fissata per il mese di giugnosta ancora sostenendo l’intero comparto. La fine degli incentivi aprirà nuovi scenari, il calo del valore aggiunto previsto per il 2027, -1,4 per cento, preannuncia nubi all’orizzonte.

Il miglior andamento dell’Emilia-Romagna rispetto alle altre regioni è in larga parte ascrivibile al settore dei servizi (+0,6 per cento l’aumento del valore aggiunto nel 2026) e, in particolare, al comparto turistico. L'incertezza del quadro internazionale e l'aumento dei costi dei voli a lungo raggio sembrano favorire un turismo di prossimità e di “short-break”. La Riviera Romagnola e le città d'arte regionali si confermano mete rifugio per il mercato domestico ed europeo, intercettando quei flussi che rinunciano alle destinazioni extra-continentali a causa dell'instabilità geopolitica e all’incertezza sulla disponibilità dei voli.

Prosegue la crescita dell’occupazione. Nel 2026 l’Emilia-Romagna conterà circa 6mila occupati in più rispetto all’anno precedente, una variazione positiva dello 0,3 per cento che si ripeterà con la stessa intensità anche nel 2027. Il tasso di disoccupazione si attesta al 4,2 per cento.

“L’Emilia-Romagna tiene, ma dobbiamo essere consapevoli che l’attuale scenario internazionale rappresenta un macigno sul nostro percorso di crescita”, commenta il Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna Valerio Veronesi, “I margini delle imprese sono erosi da complessità logistiche difficilmente superabili, da costi energetici di cui non è prevedibile una stabilizzazione nel tempo.
I paesi manifatturieri concorrenti possono contare su costi energetici minori ed una maggiore semplificazione. A ciò si aggiunge il rischio di una nuova fiammata inflattiva e l’ulteriore erosione del potere d'acquisto delle nostre famiglie. Uno scenario dominato dall’incertezza, che ha una magnitudo mai vista prima da generazioni di imprenditori.
In questo contesto sarà ancor più importante proteggere il delicato equilibrio che armonizza sfera economica e sociale, nella consapevolezza che è dalle imprese che transita lo sviluppo e la coesione sociale della nostra Regione e del Paese”. 

 

 




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