Tariffa rifiuti, Confcommercio scrive al sindaco: «Aumenti fino al 100%, servono correttivi urgenti» | la CRONACA di RAVENNA

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Economia

Tariffa rifiuti, Confcommercio scrive al sindaco: «Aumenti fino al 100%, servono correttivi urgenti»

Il presidente Mambelli denuncia gli effetti della tariffa puntuale sulle imprese ravennati: costi più alti rispetto ai comuni vicini e un sistema di calcolo che penalizza anche le attività virtuose. Chiesto un tavolo con Comune e gestore del servizio

13 marzo 2026 -

Mauro Mambelli, presidente di Confcommercio Ravenna, in una lettera inviata al sindaco Alessandro Barattoni sottolinea tutti gli elementi critici della tariffa corrispettiva puntuale per le gestione dei rifiuti e chiede un incontro urgente con il Comune e il gestore del servizio su un tema che «riguarda direttamente la competitività del tessuto economico ravennate».

«Le segnalazioni che stiamo ricevendo dalle imprese ravennati - afferma - evidenziano aumenti estremamente rilevanti, che in alcuni casi arrivano ad avvicinarsi anche al +100% rispetto alle tariffe precedenti. Incrementi di questa portata risultano difficilmente sostenibili per molte attività economiche, in particolare per quelle del settore della ristorazione, dei pubblici esercizi e del commercio, già sottoposte a forti pressioni legate all’aumento generalizzato dei costi di gestione».

Mambelli afferma che «a preoccupare ulteriormente è la marcata disparità tariffaria tra Ravenna e i Comuni limitrofi, che rischia di creare una evidente distorsione competitiva a danno delle imprese del nostro territorio.
Basti pensare che per un ristorante la tariffa applicata a Cesena è pari a 10,62 euro al metro quadro, mentre a Ravenna raggiunge 20,16 euro al metro quadro. Analogamente, per un bar a Cesenatico la tariffa è di 5,03 euro al metro quadro, mentre a Ravenna arriva a 16,88 euro al metro quadro.

Una differenza così significativa pone inevitabilmente una domanda di fondo: perché fare impresa a Ravenna dovrebbe costare molto di più che nei territori limitrofi per un servizio analogo?».

Accanto a questo aspetto, Confcommercio Ravenna rileva «criticità strutturali nel metodo di calcolo della tariffa. Pur condividendo il principio della tariffazione puntuale — secondo il quale chi produce più rifiuti paga di più e chi differenzia correttamente dovrebbe essere premiato — il sistema attualmente applicato sembra tradire proprio questo principio.

Le imprese infatti debbono dichiarare preventivamente il numero e la capacità dei contenitori utilizzati per la raccolta dei rifiuti. Tali parametri vengono poi utilizzati per stimare un quantitativo teorico di rifiuto indifferenziato, moltiplicando il volume dei contenitori per il numero massimo di passaggi previsti.

Il risultato è che anche quando i conferimenti effettivi risultano inferiori, la tariffa viene comunque calcolata sulla base di minimi prestabiliti. In questo modo la tariffazione puntuale perde la propria funzione originaria e finisce per penalizzare proprio le imprese più virtuose, cioè quelle che producono meno rifiuti o che differenziano maggiormente.

Un esempio emblematico riguarda le attività di pubblico esercizio situate nel forese, per le quali la tariffa variabile di base prevede 52 conferimenti annui. Si tratta di un numero spesso sproporzionato rispetto all’effettivo utilizzo del servizio, che determina un aumento significativo dei costi senza alcuna correlazione con i conferimenti reali».

Alla luce delle tecnologie oggi disponibili, per Mambelli appare inoltre difficile comprendere «perché non si sia scelto di adottare sistemi più evoluti che consentano di misurare con precisione i conferimenti effettivi. Già lo scorso anno, alla fiera internazionale di settore Ecomondo, sono state presentate soluzioni tecnologiche in grado di rilevare quando i contenitori devono essere realmente svuotati, migliorando sia l’efficienza del servizio sia l’equità della tariffazione».

A ciò si aggiungono ulteriori criticità operative. Confcommercio Ravenna ritiene indispensabile garantire la piena attivazione e il corretto funzionamento dell’applicazione dedicata al monitoraggio dei conferimenti, affinché le imprese possano verificare in tempo reale i passaggi effettuati.

«Diversi operatori segnalano infatti che i bidoni vengono talvolta scannerizzati anche quando non sono stati esposti per lo svuotamento, con conseguenti addebiti impropri. Si tratta di un problema non marginale, perché tali errori incidono non solo sui costi delle singole imprese, ma anche sul costo complessivo del servizio».

Altrettanto rilevante è il tema dei costi derivanti dall’abbandono dei rifiuti e dalle morosità, che secondo le attuali previsioni possono essere redistribuiti sugli utenti attraverso aumenti tariffari che possono arrivare fino al 10% annuo. «Confcommercio Ravenna ritiene che tali costi non possano continuare a ricadere indiscriminatamente su cittadini e imprese che rispettano le regole. Gli abbandoni di rifiuti devono essere contrastati con maggiore efficacia e le morosità recuperate senza trasformarsi in un ulteriore aggravio per chi già paga regolarmente il servizio».

Su tutte queste criticità Confcommercio Ravenna ha avviato un confronto con il Comune di Ravenna già dal mese di dicembre scorso, portando all’attenzione dell’Amministrazione le problematiche segnalate dalle imprese. Tuttavia, nonostante i numerosi solleciti, «ad oggi registriamo con forte preoccupazione l’assenza di risposte concrete, mentre si avvicina l’avvio della Tari 2026. Per questo motivo riteniamo non più rinviabile un intervento da parte dell’Amministrazione comunale».

Confcommercio Ravenna chiede pertanto l’apertura urgente di un tavolo di confronto con il Comune e con il gestore del servizio, finalizzato a rivedere gli attuali meccanismi di calcolo della tariffa e a definire un modello realmente equo, trasparente e sostenibile per le imprese.

«Il principio alla base della tariffazione puntuale - sostiene l'Associazione - deve rimanere chiaro e credibile: chi inquina paga, chi differenzia risparmia. Se questo principio non viene applicato correttamente, il rischio è che la tariffazione puntuale venga percepita non come uno strumento di equità ambientale, ma come un ulteriore aumento dei costi a carico delle imprese del territorio».



 




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