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Economia

Patuelli: «Abbiamo un’economia vivace, ma senza strade e ferrovie adeguate i fattori di crescita non si sviluppano»

Dal report dell’Osservatorio Investimenti, l’analisi del presidente di Abi e La Cassa sulla riduzione della forbice tra Emilia e Romagna e sulla necessità di infrastrutture all’altezza di una regione tra le più innovative d’Europa

11 dicembre 2025 -

«Abbiamo un’economia estremamente dinamica e vivace in Emilia Romagna, ma se non abbiamo le infrastrutture, come per esempio i trasporti, strade e ferrovie, datati oltre cinquant’anni, i fattori di crescita non hanno possibilità di svilupparsi come potrebbero».
Lo ha detto Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e della Cassa di Ravenna, intervenendo a Rimini alla presentazione ufficiale del primo report dell’Osservatorio Investimenti, promosso dalla Camera di commercio della Romagna e dall’Università di Bologna nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.

«Il confronto tra le province delle Romagne e quelle dell’Emilia e del Nord Emilia - ha proseguito Patuelli - vede una riduzione della forbice, gli ultimi cinquant’anni hanno visto una riduzione della differenza tra alcuni gioielli economici europei che sono stati negli ultimi secoli i Ducati di Modena-Reggio e Parma, ancor più in relazione al numero degli abitanti, e le Romagne.
Negli ultimi cinquant’anni non c’è stato un rallentamento delle zone dell’Emilia, ma ci sono state più fasi nell’accelerazione della ripresa della Romagna. L’iniziativa privata è molto diffusa in molte zone della regione, ma in alcune zone le infrastrutture pubbliche, i trasporti, sono sviluppate, in altre meno.
L’alta velocità passa da Bologna e va a Milano. Lì abbiamo quattro binari. Mentre a Sud di Bologna ci sono stati investimenti ma ci sono sempre due binari e la grande strozzatura è la tratta da Castelbolognese a Bologna.
Noi abbiamo l’unico porto della regione, a Ravenna, che, quando è stato interrato, ha prodotto danni tremendi, ma quando è stato scavato ha dato fattori di sviluppo eccezionali.
Ma se si ha questo sviluppo, come si può avere oggi, le autostrade sono di cinquant’anni fa, le ferrovie sono di più di mezzo secolo fa e addirittura la linea tra Ravenna e Ferrara ad un solo binario. Lo sviluppo è possibile, probabile, ma ha bisogno di infrastrutture adeguate ai tempi e alla dinamica della nostra regione».

«Siamo l’Emilia Romagna - ha proseguito Patuelli - che ha scalato le percentuali di sviluppo fino a cambiare la geografia del vecchio triangolo industriale.
Vi è stata una forte accelerazione dello sviluppo con il mondo bancario che ha nell’Emilia Romagna uno degli epicentri della trasformazione: negli ultimi 90 anni, i primi 40-45 anni sono un lungo dopoguerra imperniato sulla legge bancaria del 1936, poi abbiamo un trentennio di grandi privatizzazioni bancarie e una fortissima vivacità nelle riorganizzazioni bancarie.
L’Emilia Romagna, nel suo pluralismo e nella sua vivacità, è una delle regioni più innovative in Italia e l’Italia è uno dei paesi più innovativi in Europa».

Patuelli ha parlato anche della dinamica in generale del paese: «Dal ‘21 - ha detto - sono state messe in atto tutta una serie di iniziative sulle quali non esprimo una valutazione politica, visto il mio ruolo, ma sono su due filoni: il Pnrr è stato determinante per la forte ripresa del Mezzogiorno e dall’altra parte ci sono le politiche di incentivo per settori produttivi che sono in particolare quelli delle costruzioni. Queste grandi accelerazioni non vanno in eterno e, quando calano gli incentivi, si affievoliscono».

E poi i tre temi: inflazione, investimenti e banche. Sull’inflazione Patuelli ha ricordato che «negli ultimi 120-125 anni abbiamo avuto picchi di inflazione con la lira del 20% mentre con l’euro abbiamo avuto un picco che è un sottomultiplo. L’inflazione è stata domata soprattutto dalle politiche monetarie, che in passato non bastavano.
Negli ultimi trent’anni, con la nascita dell’euro e la spinta a bilanci virtuosi, è stato faticoso ma nei momenti difficili abbiamo avuto una tenuta dell’euro». 

Sugli investimenti, il tema, ha proseguito Patuelli «si coniuga con la politica fiscale. Noi abbiamo un’Europa sbilenca, che ha delle unioni, tipo la politica agricola e quella bancaria, e delle divisioni assolute, la prima delle quali è quella fiscale e vi è una concorrenza fortissima tra gli stati per attirare i capitali.
Non basta invocare una unione fiscale, ma bisogna almeno avvicinarsi alle medie, perché altrimenti gli investimenti scappano, semplicemente con un clic». 

E le banche? «Noi abbiamo il massimo del pluralismo - ha detto Patuelli - non c’è altro stato d’Europa in cui la diversificazione sia così elevata e la presenza di capitali esteri sia così elevata, abbiamo ogni tipologia societaria e di capitale bancario, abbiamo la più grande concorrenza, sfrenata su internet e sui mercati.
Il problema principale oggi è l’allocazione perché non c’è un clima di grande fiducia che invogli il mondo  delle imprese, che ha risorse accantonate e che aspetta il momento giusto per investire.
Abbiamo 10 mesi di totale incertezza, fino alle elezioni americane. Abbiamo un’economia e una moneta forte e questo è oggetto di invidia dai concorrenti. Abbiamo due conflitti in corso che non sono purtroppo completamente chiusi.
Gli andamenti dell’inflazione sono bassi, i tassi americani hanno cominciato a calare dopo essere stati doppi rispetto a quelli dell’euro. Abbiamo un anno di passaggio in cui gli andamenti borsistici non è detto che siano positivi come quelli recenti».

L’Osservatorio Investimenti è frutto di un accordo strategico e innovativo tra Camera di commercio della Romagna e Università di Bologna per osservare in modo sistematico i dati degli investimenti in Romagna.

Dopo i saluti iniziali di Paolo Pasini, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, alla presentazione del report sono intervenuti Marco Maria Mattei, direttore della sede di Rimini del Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna, Carlo Battistini, presidente della Camera di commercio della Romagna e il vice presidente della Regione Emilia Romagna Vincenzo Colla.
Ha moderato Federica Mosconi. 




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