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Politica

E adesso si marcia contro il rigassificatore

Mentre Piombino comincia a ritenere l'impianto necessario, Ravenna si scopre movimentista

02 settembre 2022 - Legambiente rimanda a giudizio il progetto del nuovo impianto di rigassificazione, nelle osservazioni presentate la scorsa settimana: un giudizio ferreamente negativo quello dell’associazione ambientalista, sia al netto della strategia energetica della regione e nazionale, sia rispetto agli aspetti specifici del progetto.  

Al centro delle critiche di Legambiente "l’incoerenza delle motivazioni stesse per la necessità dell’impianto, che sarà collocato davanti alla costa ravennate. Sebbene l’impianto venga proposto come panacea all'attuale emergenza gas e per scongiurare il freddo nelle case nel prossimo inverno, non si tiene in conto che il rigassificatore non entrerà in funziona prima di settembre 2024. "Giustificare la necessità del rigassificatore in nome dell'attuale emergenza energetica è demagogico”, sostiene Legambiente.  

A conferma di tale preoccupazione, è inammissibile la richiesta di SNAM, il proponente del progetto, di autorizzare il mantenimento dell’infrastruttura per 25 anni: “di fronte a un quadro normativo europeo che punta alla neutralità climatica al 2050, e ad un impegno regionale con il Patto per il Lavoro e il Clima che punta al 100% di consumi da fonti rinnovabili al 2035, la pretesa di SNAM è di vincolarci a doppio filo alle fonti fossili fino al 2047" - commenta Legambiente - “poi come si pretenderà di raggiungere la piena decarbonizzazione al 2050?”. Le ragioni dell’impianto, dunque, restano in piedi solo alla luce di interessi economici.  

Anche sul fronte della stabilità della fornitura di GNL e dello svincolarci da unadipendenza energetica le ragioni non tengono, in quanto l’estrazione di GNL tramite fracking in altri paesi è una pratica ampiamente contestata al centro di conflitti sullagiustizia ambientale in nord-America. “Come abbiamo ribadito a più riprese, l’unica via d’uscita alla situazione emergenziale attuale è un massiccio investimento sulle fonti rinnovabili, il grande elefante nella stanza della strategia energetica”.  

Legambiente lamenta poi la carenza di analisi approfondite sull’impatto ambientale della struttura, a partire dagli impatti diretti: si tratta di impatti chimici, per il rilascio di ipoclorito di sodio, e fisici, per le migliaia di metri cubi di acqua che verranno immesse in mare con differenze di temperatura dell’ordine dei 7°C. Carente dalla presentazione dell’impianto anche una valutazione dell’impatto sulla faunadell’inquinamento acustico.  

Tra le omissioni nella documentazione presentata, spicca per irresponsabilità la mancanza di un inventario dettagliato delle emissioni dell’impianto: è cruciale tracciare tutte le fuoriuscite e i rischi di perdite di metano, dal momento che questo gas, come la scienza ha recentemente sottolineato, è molto più climalterante di quanto si sospettava fino a qualche anno fa e la filiera della distribuzione del metano a livello globale presenta elevati quantitativi che vengono dispersi in atmosfera, aggravando il riscaldamento globale e sottraendo un’importante risorsa energetica alla disponibilità di cittadini e imprese.  

Mancano poi valutazioni complessive in termini di emissioni climalteranti: “Le normative europee, nazionali e regionali indicano obiettivi precisi di riduzione delle emissioni climalteranti per mantenere l’incremento della temperatura nell’ordine degli 1,5°C. Per questa ragione riteniamo necessaria un’analisi di dettaglio del quantitativo emissivo all’interno della filiera complessiva del gas metano liquefatto, dall’estrazione, alla lavorazione, alle fasi di trasporto e distribuzione”.  

Infine, sull’analisi del rischio rimangono alcune questioni che il progetto deve esaminare in modo più approfondito e trasparente, come le difficoltà legate alla profondità del fondale a 8 km dalla costa, appena sufficiente per le strutture che vi opereranno, e quelle connesse al traffico navale complessivo e ai rischi rispetto a mezzi e infrastrutture che già operano in quel tratto di mare. Manca infine un’analisi puntuale sulla valutazione degli scenari connessi al rischio di incidente fortemente rilevante.  

Al netto delle considerazioni espresse finora, è inammissibile la scelta di snellire l’iter autorizzativo del progetto: “Non è accettabile escludere questo progetto dalla valutazione di impatto ambientale” - commenta Legambiente - “si tratterà infatti di un impianto rischioso e inquinante, da esaminare quindi molto più attentamente di altre tipologie”. Lo stesso trattamento di snellimento autorizzativo non viene riservato infatti nella stessa misura agli impianti di produzione di energia rinnovabili, i veri asset di una strategia energetica che punta all’indipendenza e alla decarbonizzazione, che allo stato attuale devono invece attraversare tutte le fasi degli iter autorizzativi.  

Legambiente ha quindi chiesto che, qualora l’impianto venisse autorizzato, la durata del permesso sia decisamente ridimensionato rispetto alla richiesta di SNAM: “Riteniamo che l’impianto, se dovesse essere installato e messo in funzione, non debba permanere oltre un periodo temporale di massimo 3 anni al termine del quale sarà fondamentale aver raggiunto una quota equivalente di produzione di energia da fonti rinnovabili. Qualsiasi proroga dovrà necessariamente essere sottoposta alla normale procedura di Valutazione di Impatto Ambientale”.

Per queste ragioni, Legambiente Emilia-Romagna aderisce alla marcia per il clima “Contro i Rigassificatori”, che si terrà a Ravenna con ritrovo alle 9 al Pala De André, lato Circonvallazione Molinetto.


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